L’attenzione sui cambiamenti climatici e sui danni ambientali è sempre molto alta, ma nell’immaginario collettivo ci si sofferma all’inquinamento dell’aria o della terra o delle falde acquifere destinate al consumo di acqua potabile per l’uomo; ma il mare? Quanti rifiuti raccoglie il mare? È stata scoperta un’isola di plastica, per semplificazione, perché non è solo plastica. Infatti, le reti da pesca usurate, le cassette per il pesce, i rifiuti che si rinvengono in mare da parte dei pescatori o di altri natanti sono classificati come assimilabili ai rifiuti speciali e in quanto tali – se portati  a riva – la responsabilità dello smaltimento è di colui che li raccoglie. Se non per cattiva volontà, è anche colpa di una normativa poco chiara e amichevole se i natanti con a bordo rifiuti assimilabili a rifiuti speciali tendono a usare il mare come discarica. Un esempio negativo è Coccia di Morto in provincia di Roma dove i rifiuti marini sono composti per il 90% da materiali plastici e dove lo smaltimento dei rifiuti speciali a Roma è sofferente.

L’esempio negativo del campionamento marino a Coccia di Morto (Roma)

Durante un campionamento di Lega Ambiente lungo le coste della città balneare di Coccia di Morto in provincia di Roma è emerso che i rifiuti rinvenuti in mare sono composti dal 90% di plastiche (polipropilene PP e polietilene PE) di cui il 20% è composto da packaging alimentare e non alimentare, il 15% da oggetti sanitari e per la cura e l’igiene personale (batuffoli di ovatta, bastoncini cotonati, assorbenti, gabbiette per WC, cerotti e simili) e il 50% si compone di prodotti vari come giocattoli, mollette, lenti a contatto, penne. Nel caso specifico della provincia romana, l’inquinamento marino è dovuto principalmente alla cattiva gestione dei rifiuti urbani; si tratta nella maggior parte dei casi di prodotti che hanno tempi di degrado tra i 600 e i 1000 anni e che si accumulano nella natura danneggiando gli ecosistemi e rientrando nella catena alimentare tramite il pescato, ma anche tramite l’aria che si respira. La maggior parte dei rifiuti marini e rinvenuti sulle spiagge si compongono di oggetti di plastica monouso. I rimedi per evitare tutto ciò ci sono, così come programmi mirati per il recupero della salute marina.

Rimedi per ridurre l’inquinamento marino

La cattiva gestione dei rifiuti urbani è uno dei problemi dell’inquinamento marino, per cui un primo rimedio sarebbe:

  • il miglioramento dei sistemi di recupero dei rifiuti gestiti dagli enti comunali unitamente alla promozione di attività di collaborazione con enti privati specializzati nello smaltimento di rifiuti speciali (come la Nieco, nel caso della provincia di Roma).
  • Incrementare i programmi di sensibilizzazione culturale del rispetto ambientale;
  • Aiutare i pescatori e coinvolgerli nel recupero dei rifiuti marini con incentivi come è stato fatto con il progetto Arcipelago Toscano, un accordo tra enti pubblici e privati e i pescatori locali per la raccolta e il riciclo di rifiuti marini con la supervisione della Guardia Costiera.
  • Incentivare i progetti sperimentali come quello del Porto di Livorno e Grosseto dove nel giro di quindici giorni sono stati raccolti – con l’aiuto dei pescatori – 250 chili di spazzatura , circa 2 metri cubi, che ogni giorno vengono conferiti in appositi cassonetti collocati nel porto e raccolti da una ditta specializzata di Pontedera (Pisa) che li analizza e li seleziona tra quelli riciclabili e quelli irrecuperabili e destinati all’inceneritore.

Per la salute marina si può fare molto, perché un mare più pulito è anche una garanzia per la salute dell’uomo.

Gestione dei rifiuti marini

Post navigation


Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close